Bravo presidente! Ecco perché Mattarella ha respinto la legge sui produttori di mine antiuomo

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di Davide Galliani

1. Il 27 ottobre 2017, ieri per chi scrive, il Presidente della Repubblica ha rinviato al Parlamento la legge contenente “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo”. Se a qualcuno venisse in mente che – tutto sommato – si tratta di una legge non di primaria rilevanza… meglio ripensarci. Basterebbe riflettere un secondo sulle immagini che quotidianamente vediamo di persone dilaniante dall’esplosione sia di mine antipersona sia munizioni a grappolo.

2. I rilievi del Presidente sono due. Primo: se l’intento della legge è evidente – quello di vietare ogni tipo di finanziamento alle società che producono mine antipersona e munizioni a grappolo – risulta in violazione dell’art. 3 Cost. l’esclusione dalla sanzione penale di determinate figure apicali, come ad es. i vertici delle banche. Secondo: è violato anche l’art. 117, I c., Cost., poiché le Convenzioni di Oslo e di Ottawa, ratificate nel 1999 e nel 2011, richiedono che tutti i finanziatori degli ordigni vietati siano soggetti a sanzioni penali, mentre grazie alla legge si avrebbe una depenalizzazione di alcune condotte oggi sanzionate penalmente.

3. A caldo, vorrei condividere unicamente tre aspetti. Alla Camera la legge ora rinviata era stata approvata con numeri “pazzeschi”: presenti 392, votanti 389, astenuti 3, favorevoli 389, contrari 0. Non è certo un bel periodo per il Parlamento italiano: è una bella figuraccia il rinvio di una legge approvata con zero voti contrari.

4. Non di meno, i maligni subito penseranno che, in realtà, il rinvio del Presidente ha parlato a nuora perché suocera intenda. Una sorta di rinvio, avvenuto il giorno dopo l’approvazione della nuova legge elettorale, come a dire: “non chiedetemi troppo ora!”. Certo, le tempistiche contano, però mi sembra più ragionevole una diversa considerazione. Cosa farà il Presidente della legge elettorale è un altro paio di maniche. Con questo rinvio invece il Presidente ha voluto rendere pubblico (e formalizzare) il suo pensiero circa i motivi che possono spingerlo a non promulgare una legge. Che poi, esposta la “dottrina Mattarella” sul rinvio, i commentatori discutano se allora anche la legge elettorale potrà essere rinviata è fisiologico ed inevitabile. Ma non si può dire che “un rinvio salva l’altro”. No, la storia (basta studiarla!) ci insegna che il rinvio non esiste fino a quando il Presidente non decide per il rinvio. E siccome è solo lui a decidere, è praticamente inutile ogni tipo di previsione. Punto. Quindi, nessuna dietrologia, al massimo la volontà del Presidente di rendere nota la propria “dottrina” sul rinvio delle leggi, non dissimile (per ora) ad es. da quella del Presidente Ciampi (alla base del rinvio ci devono essere “profili di evidente illegittimità costituzionale” per Mattarella, per Ciampi “manifesta illegittimità costituzionale”).

5. Il terzo aspetto meritevole di attenzione è il seguente. Possiamo definire questo primo rinvio delle leggi di Mattarella come una sorta di rinvio in malam partem. Non promulgare una legge che depenalizza significa togliere non poche castagne dal fuoco all’eventuale successivo intervento della Corte costituzionale. Molto interessante anche il parametro costituzionale invocato, l’art. 117 Cost.: l’Italia ha ratificato due Convenzioni, queste obbligano alla previsione di sanzioni penali, la legge che depenalizza viola gli obblighi internazionali. Tutto fila, tutto torna.

D’altro canto, i controlimiti sono più materia del giudice costituzionale. Certo, se qualcuno intendesse fare una riflessione sul caso Taricco anche partendo da questo rinvio qualche spunto si potrebbe trovare. La nostra Costituzione non è piena zeppa di obblighi di penalizzazione, anzi, in molti sostengono che ce ne sia solo uno, quello di cui all’art. 13, IV c., Cost. e, pertanto, non possiamo riempirci di sanzioni penali solo perché ratifichiamo – a destra e a sinistra – qualsiasi convenzione internazionale. Almeno verso l’Unione, che ci obbliga alla penalizzazione, abbiamo acconsentito alle limitazioni di sovranità!
Ma qui questo primissimo commento si ferma. Il rischio è che il terreno diventi troppo scivoloso.

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