POLONIA
La svolta autoritaria minaccia la tenuta della UE? C’è un giudice a Dublino

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di Roberto Bin

La High Court irlandese ha sollevato una questione pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea che trae origine dalle leggi polacche che hanno fortemente colpito l’indipendenza dei giudici e suscitato la reazione politica della Commissione europea.

Di fronte alla richiesta delle autorità giudiziarie polacche di eseguire tre mandati di arresto europei per consentire che si svolga il processo penale in Polonia, la High Court si è posta il problema se in Polonia sia ancora garantito il giusto processo e se le recenti leggi polacche non abbiano fatto venir meno la reciproca fiducia tra le autorità giudiziarie su cui si basa il sistema europeo, minacciando i diritti fondamentali degli imputati. Le gravi censure mosse dalla Commissione europea alla Polonia sono utilizzate per sostenere che vi siano state delle violazioni dei principi del rule of law.

La questione pregiudiziale che il giudice irlandese solleva alla Corte di giustizia è esattamente questa: dato per assodato che la legislazione polacca viola sistematicamente i principi di una democrazia fondata sul rule of law, come deve comportarsi il giudice che deve decidere dell’estradizione dell’imputato? In casi precedenti, già affrontati dalla Corte di giustizia, si trattava della violazione di singole regole o specifiche garanzie, per cui il giudice poteva sollecitare ulteriori informazioni e garanzie alle istituzioni dello Stato che richiedeva l’esecuzione del mandato.

Ma di fronte a violazioni così estese e sistematiche, che deve fare? Ci si può ancora fidare delle autorità polacche? Il venir meno della fiducia reciproca significa provocare un’incrinatura pericolosissima del sistema europeo, basato sul “principio del mutuo riconoscimento”.

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