La sanzione pecuniaria ai voltagabbana ha un acre sapore

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di Roberto Bin

Al di là dell’uso polemico di cui è stata fatta oggetto (vedi la lettera dell’on. Magi al neo-Presidente della Camera Fico), la questione della sanzione che il regolamento del Gruppo parlamentare del M5S minaccerebbe (uso il condizionale, perché non è reperibile una fonte ufficiale di questo testo, come denunciato da un intervento alla Camera dell’on. Ceccanti) di applicare agli eletti che intendono cambiare gruppo è davvero semplice. Anche se si tratta di un vecchio pallino del Movimento, già previsto dalle sue autoregolamentazioni, si tratta di una norma (a) inutile e (b) inaccettabile.

Inutile perché di applicazione impossibile. Come si dovrebbe far valere l’obbligo di pagare la sanzione di 100.000 euro? Non certamente attraverso strumenti “interni” al Parlamento, perché non esiste nessuna procedura per richiederne e ottenerne il pagamento attraverso le forme tipiche di autodichia parlamentare. Per cui sarebbe necessario rivolgersi al giudice civile, per chiedere che il “transfuga” sia obbligato a pagare la penale in forza della sua adesione al gruppo: ma il giudice non potrebbe che respingere la domanda, per “illiceità della causa” (art. 1343 cod.civ.).

Su questo non ci sarebbe alcun dubbio: la libertà del mandato parlamentare, anche se non ci fosse il tanto deprecato “divieto del mandato imperativo” scritto nell’art. 67 Cost., è un principio fondamentale della Costituzione che impedisce di restringere la libertà dell’eletto, vincolandolo al rispetto di ordini o obblighi contratti con il partito che lo ha eletto.

Che poi si tratti di una norma autoritaria e liberticida lo dimostra un lontano precedente storico. Furono i neo-nazisti tedeschi del NPD a introdurre la sanzione pecuniaria a carico dei propri eletti che si fossero rifiutati di soggiacere agli ordini emanati dal partito o di abbandonare il gruppo parlamentare ad esso associato. Si può leggere un vecchio articolo di Der Spiegel del 1970 (http://www.spiegel.de/spiegel/print/d-45202536.html) che narra questa esemplare vicenda e la sua conclusione scontata: il giudice tedesco non ebbe alcuna remora a dichiarare radicalmente nulla la clausola che prevedeva la penale fatta sottoscrivere da tutti i candidati. Certo non un precedente glorioso per chi vorrebbe rifondare la democrazia italiana! Ma speriamo che siano solo fake news.

 

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