La strana risposta del presidente Fico: è così che si rilancia il ruolo del Parlamento?

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di Roberto Bin

Alle lettere e agli interventi in aula di alcuni deputati che rivolgevano al Presidente Fico la richiesta di verificare la compatibilità con la Costituzione e con il Regolamento della Camera di alcune norme dello Statuto del gruppo del M5S, di cui Fico è membro, egli ha dato una risposta che non può essere data per scontata.

Come ricorda la lettera di risposta (che è qui sotto riportata), ad essere contestate sono alcune disposizioni «che disciplinano le sanzioni applicabili ai deputati che siano espulsi dal Gruppo ovvero che si dimettano volontariamente o per dissenso politico, di quelle concernenti le modalità di elezione e di revoca con riferimento ad alcune cariche – Presidente del Gruppo e Direttore amministrativo – nonché di quelle recanti la previsione di obblighi di dimissioni». Come sottolineavo in una mia precedente nota, sono norme inutili e inammissibili, che oltretutto possono vantare un poco illustre precedente nelle regole introdotte alla fine degli anni ’60 dal partito neonazista in alcuni Länder tedeschi.

Che cosa risponde Fico nella sua lettera? Che «l’ordinamento parlamentare non assegna al Presidente della Camera un potere di sindacato sugli statuti dei Gruppi parlamentari»; e che il Regolamento introduce «l’obbligo per ciascun Gruppo di approvare uno statuto entro trenta giorni dalla propria costituzione e di trasmetterlo al Presidente della Camera entro i successivi cinque giorni» al solo scopo di porre sotto controllo la rendicontazione dei contributi che i gruppi ricevano a carico del bilancio della Camera; a tal fine – continua la lettera di Fico – «il Regolamento definisce alcuni contenuti essenziali» degli Statuti, ma non un obbligo o un potere del Presidente, o di altri organi parlamentari, di esercitare «alcuna forma di controllo sul contenuto degli statuti dei Gruppi parlamentari», e ciò «nel pieno rispetto dell’autonomia spettante in materia ai Gruppi».

Non è cosa da poco. Equivale a dire che se le norme statutarie di un Gruppo vietassero alle deputate che vi appartengono di prendere la parola in Aula o di presentare proposte di legge, oppure obbligassero i suoi componenti a presentarsi in aula in orbace il Presidente non potrebbe fare nulla: potrebbe forse censurare il comportamento dei deputati che entrano in aula al passo dell’oca (deve tutelare l’ordine e il decoro delle sedute), ma come potrebbe imporre alle deputate di prendere la parola? Niente, l’autonomia dei gruppi deve essere preservata!

Va notato che l’autonomia dei gruppi parlamentari non è affatto un principio sancito in Costituzione: i gruppi sono – secondo lo stesso Regolamento della Camera (art. 14) – delle semplici «associazioni di deputati» che operano nell’istituzione parlamentare. I regolamenti parlamentari non proclamano affatto il principio di autonomia dei gruppi. Anzi, tutto al contrario, in riferimento al “gruppo misto”, affidano al Presidente della Camera penetranti poteri di controllo del rispetto, all’interno dei procedimenti decisionali del gruppo, dei «fondamentali diritti» delle componenti politiche che coesistono e del principio di proporzionalità (art. 15 bis del Regolamento). Per gli altri gruppi verrebbe invece riconosciuta l’assoluta autonomia? Quale è la base di un’affermazione tanto forte?

Il Presidente Fico fa appello ai «precedenti» parlamentari. All’unico precedente, a dire il vero, dato che la norma sui gruppi è stata riscritta con la riforma del Regolamento del 2012, per cui c’è stato solo un caso in cui in precedenza si è discusso del problema in riferimento al nuovo articolo. Il caso risale al 26 giugno 2013, ricorda Fico, e riguardava un analogo problema di compatibilità delle regole del gruppo M5S con il Regolamento. In quell’unico precedente si affermò l’autonomia dei gruppi e l’assenza di poteri di sindacato del Presidente sui loro Statuti. Un po’ esile come base giuridica per affermare con tanta  risolutezza il “principio” di insindacabile autonomia dei gruppi. E una poco promettente premessa, il richiamo ai «precedenti parlamentari», per una presidenza che, stando al programma elettorale del M5S e al discorso d’insediamento del Presidente Fico, dovrebbe segnare il rilancio del Parlamento, che ritrovi «la centralità che gli è garantita dalla Costituzione», in cui si lotti contro «l’abuso di strumenti che dovrebbero essere residuali, in cui poteri e competenze sono spesso trasferiti in altre sedi decisionali», in cui il Parlamento sia difeso «da chi cerca di influenzarne i tempi e le scelte a proprio vantaggio personale». «Le istituzioni sono assolutamente tenute a farsi carico della richiesta di cambiamento, se non vogliono diventare vuote e inaridirsi. L’intento di rinnovamento deve essere la linfa vitale di questa legislatura. Il rinnovamento ha un significato molto chiaro: cominciare a fare scelte che guardino al bene di tutti, e non solo di una piccola parte«.

Belle parole, Presidente, quando incominciamo?

 

 

 

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