La Costituzione non ha colpe

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di Luana Leo

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha messo a dura prova la Costituzione Repubblicana. In questi mesi, infatti, non sono mancati attacchi ad essa. E’ arrivato il momento di svelare la verità: la Costituzione si è rivelata uno strumento prezioso per affrontare la pandemia. Nella prima parte dell’anno “buio”, la stessa presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia nella sua relazione del 28 aprile 2020 sull’operato della Consulta nel 2019 ha ricordato che “la Costituzione non è insensibile al variare delle contingenze, all’eventualità che dirompano situazioni di emergenza, di crisi, o di straordinaria necessità e urgenza”; al contrario è la Legge Fondamentale “con il suo equilibrato complesso di principi, poteri, limiti e garanzie, diritti, doveri e responsabilità, a offrire alle Istituzioni e ai cittadini la bussola necessaria a navigare “per l’alto mare aperto” dell’emergenza e del dopo-emergenza”. Per contrastare l’emergenza sanitaria in corso non occorrono revisioni costituzionali. La Costituzione implicitamente tiene conto della possibilità che si possano verificare delle situazioni epidemiologiche devastanti. Per tale motivo, essa concede alla classe politica gli strumenti deputati a prevenire “l’incontenibile”: essa, da un lato, consente al potere esecutivo di impiegare il decreto legge, ossia una fonte del diritto escogitata per permettergli di adottare delle norme legislative in casi di eclatante urgenza; dall’altro, attribuisce allo stesso il potere di sostituirsi alle Regioni e agli enti locali.

La Costituzione, dunque, è ricca di soluzioni. Il reale problema risiede nell’attuazione del modello costituzionale. Nel mese di dicembre, in occasione dell’esposizione del DPCM natalizio, lo stesso Presidente del Consiglio aveva manifestato la ferma volontà di riaprire le scuole il 7 gennaio. A distanza di pochi giorni, si assiste ad una diatriba non solo tra le Regioni, ma tra la medesima maggioranza, frutto di una mancanza di idee e di organizzazione. La situazione scolastica attuale è identica a quella di un mese fa. In questi giorni, anzi in questi mesi, si sarebbe dovuto fare di più.

Di chi è colpa? Non di certo della Costituzione che, all’art. 34, consacra il diritto all’istruzione. Un diritto leso più volte leso. Innanzitutto, nel momento in cui si associa la riapertura della scuola ad un aumento del contagio. Se la scuola è ritenuta un bene essenziale, non dovrebbe essere trattata come un bene secondario Più che guardare in maniera “ossessiva” ai dati sui contagi nelle scuole, si dovrebbe incominciare a stilare un programma ben definito che consenta alle generazioni future di ritornare ad una vita normale.

Un altro esempio è rappresentato dall’animato dibattito sul Recovery Fund, che sembra non placarsi. In un momento storico così delicato, prepotenze, allarmi e chiacchiere dovrebbero lasciare il posto ai fatti. La scienza è stata in grado di donarci una soluzione in tempi brevi. L’attenzione dovrebbe essere rivolta alla predisposizione di una campagna efficace e puntuale. Di ritardi potremmo parlarne solo tra qualche mese, quando la somministrazione del vaccino avrà interessato più della metà della popolazione italiana. La salute, così come l’istruzione, sono beni chiave che la Carta Costituzionale difende a “spada tratta”. Più che accusare la Costituzione di non rispondere alle esigenze correnti, dovremmo affidarci ad essa.

La Costituzione non tradisce. Se proprio dobbiamo puntare il dito su qualcuno, allora cambiamo mira.

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