REGIONE MARCHE
Al via la riforma del diritto
allo studio universitario

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La Regione Marche ha messo in cantiere la riforma del diritto allo studio universitario. La questione è all’esame della I commissione consiliare, che ha assunto come testo base la proposta di legge dalla Giunta regionale mirante a sostituire l’intera l.r. 38/1996.

In buona sostanza, la Giunta vuol affidare la gestione dei servizi alle università marchigiane. L’impostazione richiama il modello lombardo (l.r. 33/2004), ma il sistema immaginato dalla Giunta marchigiana è più complesso: si sopprimono i quattro enti che attualmente erogano i servizi e s’istituisce un ente unico il cui compito principale è stipulare convenzioni con le università (o con consorzi da esse costituiti) cui viene affidata la gestione (art. 8). Per l’ipotesi che uno o più degli atenei non intenda accollarsi la gestione, si stabilisce che i servizi siano svolti da uno degli atenei che accettino di farlo (art. 8.7). Il costo del personale, ora a carico della regione, viene spostato progressivamente sulle università, dato che si prevede che le economie conseguenti ai pensionamenti siano destinate ad altri fini: aumento del fondo regionale per le borse di studio, manutenzione straordinaria degli immobili, gestione delle attività (art. 13.8).

Le altre due proposte di legge delineano soluzioni molto diverse. Quella presentata da alcuni consiglieri regionali del PD, punta a sostituire i quattro enti con un’agenzia unica regionale cui viene affidata la gestione dei servizi. È il modello adottato da varie regioni, per esempio la Toscana (l.r. 26/2008), l’Emilia-Romagna (l.r. 15/2007), il Lazio (l..r. 7/2008). Quella presentata dal M5S, si limita a modificare singole parti della legge del 1996.

A margine di questa iniziativa della Regione Marche va tenuto conto di due processi legislativi statali che, in modo diverso, e qualora giungano a compimento, potrebbero interferire con l’ipotesi formulata dalla Giunta regionale.

In primo luogo, la bozza di legge di bilancio presentata qualche giorno fa dal Governo, incrementa per 50 milioni il fondo integrativo statale per le borse di studio e stabilisce che le regioni possono accedere alle risorse aggiuntive a condizione che entro 6 mesi costituiscano un ente unico erogatore dei servizi (art. 37.2). Ciò significa che per accedere alle nuove risorse, le regioni devono adottare il modello di gestione dei servizi opposto a quello ipotizzato dalla Giunta marchigiana.

In secondo luogo, la riforma costituzionale attribuisce la materia del diritto allo studio alla competenza legislativa esclusiva dello Stato (“istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica”: art. 117.2 lett. n), e lascia alle regioni solo uno spicchio della materia, corrisponde alla “promozione del diritto allo studio, anche universitario” (art. 117.3), che forse non giustifica il varo di una riforma radicale del sistema del diritto allo studio che, verosimilmente, sarà approvata dopo il referendum del 4 dicembre.

di Giovanni Di Cosimo

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