Draghi e la comunicazione

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di Antonio D’Andrea

Quando si assume la guida di una qualsiasi istituzione non solo questa finisce per essere rappresentata e persino identificata con chi “sale” a quel livello di “comando” ma, inevitabilmente, costui diventa una persona “nuova” che “cede” alla carica ricoperta molto di sé stesso in particolare della sua sfera privata (ancorché questa, pur presumibilmente ridimensionata, non si possa azzerare). Immagino che sia così, piaccia o meno ai diretti interessati, in questo tempo nel quale, oltretutto, sono diffusi modi assai intrusivi (e aggressivi) di “contatti sociali”; gli stessi del resto a cui prestano molta attenzione proprio coloro i quali rivestono quei ruoli direttivi per divulgare all’esterno, alla portata di tutti, ciò che ritengono utile dover comunicare, talvolta anche oltre il racconto della loro attività istituzionale. In verità ottenere consenso ed essere apprezzati dalla più vasta platea possibile costituisce un aspetto innegabile della condizione umana! Anche per questa ragione, legata alla informazione e all’uso che se ne fa nel tempo presente, quale che sia la carica e quale che sia il modo si ottiene il “comando” mi pare illusorio pensare che si possa dismettere o sospendere ad intermittenza l’assunzione di un ruolo istituzionale anche quando in realtà non si esercitano funzioni connesse a quella carica. Non ho detto che sia impossibile, anzi talvolta è indispensabile – giuridicamente necessario –  saper distinguere i differenti piani dell’agire individuale (si pensi al tema delicato delle immunità contemplate nell’ordinamento costituzionale in favore del libero e indipendente esercizio di alcune ben definite funzioni pubbliche) ma, in particolare per la pubblica opinione e, a maggior ragione per coloro si occupano di informazione , lo “scettro” resta saldamente nelle mani di chi se lo si ritrova: e proprio in ragione di tale posizione eminente ricoperta nella società costui finisce per essere “capillarmente” giudicato, apprezzato o denigrato, ben oltre la valutazione di come svolge la sua attività istituzionale.

Nessuna particolare meraviglia che si possa essere sotto le lenti dell’informazione quando si è persona “interessante” per il grande pubblico; si perde in questi casi persino il pieno dispiegarsi della necessaria riservatezza che limita l’intrusività nella nostra invalicabile sfera privata. Naturalmente so bene che, in un contesto democratico e plurale, ci sono modi e procedure differenti per ottenere prestigiosi riconoscimenti, così come pure si riscontrano presidenze e direzioni di vario genere, alcune delle quali condizionate dall’operare, in parallelo, di altri organi, a loro volta, ricoperti da altri soggetti che potrebbero riuscire ad impedire financo il “governo del capo”. Tutte cose note, qui semplicemente richiamate per dire che è sempre oggettivamente interessante conoscere e divulgare quel pensa e dice un “capo” se si è un operatore dell’informazione.  

 Ciò succede in modo eclatante quando si ha la possibile di interloquire direttamente e pubblicamente con chi ricoprire una carica istituzionale di primario livello, di quelle cioè in grado di “posizionare” il Paese in una direzione o in quella opposta sul piano politico specie di rilievo internazionale.

Il Presidente del Consiglio Draghi qualche sera fa sapeva benissimo da sé che, pur essendo stato organizzato dal suo entourage un incontro con la stampa al fine di spiegare l’ennesima strategia governativa per fronteggiare la pandemia che ci affligge, era da considerarsi perfettamente logica la domanda di chi gli chiedeva, sebbene su altro e differente tema, di esprimersi “ a caldo” sul noto episodio apparentemente “protocollare” di non banale rilievo, appena verificatosi nel corso di un incontro ufficiale tra il Presidente turco e i rappresentanti di due istituzioni europee. E naturalmente sapeva altrettanto bene di dover fornire una sua risposta, senza poter nel frattempo sentire né gli altri capi di governo dei Paesi dell’Unione Europea e neppure riunire l’organo collegiale, il Consiglio dei ministri e confrontarsi con il ministro degli esteri! Sarebbe stata comunque valutabile come una presa di posizione istituzionale della personalità che guida il Governo italiano – certo non eletto bensì nominato secondo un meccanismo conosciuto nella gran parte delle democrazie occidentali di tipo parlamentare – anche una risposta meno ruvida rispetto a quella fornita alla stampa riunita per parlare del piano vaccinale e che non è affatto piaciuta alla Turchia; sarebbe stato significativo lo stesso “no comment” magari giustificato con un’espressione perplessa del tipo “non è questa la sede per parlare di questo argomento”.

Altra considerazione.

Credo che al Presidente Draghi non sfugga affatto (o comunque non sfugge più) l’inevitabile, progressiva compenetrazione della sua figura nel nuovo e differente ruolo di guida politica dello Stato alla quale è giunto dopo essere o, meglio, proprio perché è stato uno stimato esponente del mondo economico e finanziario anche internazionale: si è probabilmente illuso chi ha pensato davvero che, in attesa di una nuova e dirimente prova elettorale generale da posticipare più in là possibile – anche per effetto dell’epidemia che non aveva consentito il ritorno alla normalità sul versante politico-istituzionale (e naturalmente… dopo aver eletto il Capo dello Stato, evento che non sarà posticipato perché si riuscirà a far votare i parlamentari in carica e anche i delegati regionali “in sicurezza”) – si sarebbe potuto distinguere agevolmente la sola sapiente gestione tecnica collegata al contrasto della pandemia e all’auspicato rilancio economico-sociale, affidata a Draghi e al suo Esecutivo lasciando fuori dall’orbita governativa e perciò accantonando tutto il resto, diciamo il pur impegnativo e davvero imprevedibile fronte politico residuo.

Vedremo come si svilupperà e se si consoliderà in ampiezza l’indirizzo perseguito dal Governo in carica e se nel suo concreto operare riuscirà a vedere confermata la sua amplissima maggioranza parlamentare di partenza. Per intanto il Presidente Draghi ha “battuto” qualche colpo, al momento non completamente decifrabile, con riguardo tanto alle relazioni internazionali extra-europee (si pensi alla stessa visita ufficiale, la prima compiuta, al caotico Stato libico) quanto a quelle interne alla sua maggioranza, difendendo con fermezza l’operato di uno dei ministri in carica – proprio quello posto alla guida della Sanità – oggetto di ricorrenti critiche da parte di una consistente componente che lo sostiene nelle Camere. Questione chiusa? Dalle parole e dai toni del “capo” sembrerebbe di sì! Ma forse è ancora troppo presto per dirlo. Il Presidente del Consiglio in un sistema parlamentare democratico non è certo un dittatore e qualche condizionamento lo deve certo mettere nel conto ma anche di questo Draghi sembra avere assoluta consapevolezza.

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