di Salvatore Curreri
Il disallineamento tra regole elettorali e norme regolamentari può manifestarsi in un duplice senso: o attraverso l’elusione in sede parlamentare delle soglie per l’accesso alla rappresentanza politica (ma non in Germania…) oppure, al contrario, nella elusione delle regole elettorali attraverso la costituzione di gruppi politici. Il fenomeno del prestito dei parlamentari cui stiamo assistendo in questi giorni ne è conferma.
Com’è noto, la nuova legge elettorale (art. 1.8.a) l. 180/2026), modificando per l’ennesima volta l’art. 18-bis del Testo Unico delle leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei deputati, ha aumentato da 1.500 a 6.000 le firme minime da raccogliere (manualmente) per presentare proprie liste in ognuna delle circoscrizioni (49 alla Camera, 26 al Senato) di Camera. Tralascio volutamente in questa sede gli evidenti profili d’incostituzionalità di tale innovazione, dovuti essenzialmente al fatto di aver trasformato con un simile aumento un requisito per l’accesso alla competizione elettorale in un requisito per l’accesso alla distribuzione dei seggi, in misura tale peraltro da essere praticamente irraggiungibile nelle circoscrizioni di modeste dimensioni territoriali.
La riforma, però, prevede due importanti deroghe a tale aumento: la totale esenzione, come in passato, per i partiti costituiti in gruppo parlamentare entro lo scorso 31 dicembre in almeno una delle due Camere (è il caso di Italia Viva, Azione e Noi Moderati); la conferma delle fino a ieri necessarie 1.500 firme per i partiti per i partiti costituiti in gruppo parlamentare o componente politica nel gruppo misto alla data di indizione delle elezioni (è il caso di Futuro Nazionale e + Europa). Per le prossime elezioni, però, il termine è stato fissato alla data di entrata in vigore della legge, e cioè entro lo scorso 24 ottobre.
Era ovviamente prevedibile che tale disposizione scatenasse una frenetica “caccia” al parlamentare per costituire un gruppo politico che consentisse, quantomeno, di raccogliere almeno 1.500, anziché 6.000, firme, mettendo così sotto pressione le regole parlamentari per la loro costituzione.
Paradossalmente, al momento, a farne le spese sembrano proprio le disposizioni regolamentari del Senato, benché sia stata questa Camera a farsi carico per prima (nel 2018 e poi nel 2022) dell’esigenza di introdurre regole per limitare il transfughismo parlamentare, stabilendo la (tendenziale) corrispondenza tra liste elettorali e gruppi politici. Regole che, a causa anche della loro ambigua formulazione, sono state già messe in sofferenza della scissione tra Azione e Italia Viva, come dimostra il “lodo La Russa” approvato all’unanimità dalla Giunta per il regolamento l’8 novembre 2024.
C’è, infatti, nel regolamento del Senato una evidente falla: la possibilità di formare in corso di legislatura componenti politiche nel gruppo misto, senza alcun requisito numerico, in rappresentanza di un partito o movimento politico che ha presentato alle elezioni politiche, regionali o europee propri candidati conseguendo l’elezione di propri rappresentanti, previa dichiarazione di riconoscimento da parte del partito o movimento politico che intendono rappresentare (art. 14.7).
Da qui, come detto, la ricerca di parlamentari che potessero prestarsi (proprio nel senso letterale di essere prestato) a dare vita a componenti politiche del misto che consentissero a partiti vecchi e nuovi di raccogliere appena 1.500 firme così da entrare a far parte delle rispettive future coalizioni elettorali e permettere loro di raggiungere l’agognato 42% per aggiudicarsi il premio di maggioranza.
E così alla Camera – dove per costituire una componente politica nel misto occorrono quantomeno minimo tre deputati – il 12 ottobre il deputato Sbardella viene “prestato” dal gruppo di Fratelli d’Italia per permettere la costituzione, con i deputati Messina (già Fratelli d’Italia) e Gallo, di Sud chiama Nord.
Ma è soprattutto al Senato, come detto, che il fenomeno assume dimensioni sbalorditive (per maggiori e approfonditi dettagli è doveroso richiamare l’articolo di Gabriele Maestri). Così il sen. Nave viene prestato dal gruppo del M5S – passando dalla componente politica di AVS – per costituire la componente Avanti PSI del socialista Maraio alla cui denominazione viene aggiunta quella di Progetto Civico Italia, la forza politica di Onorato.
Analogamente, il sen. Crisanti – sempre passando dalla componente politica di AVS – viene prestato dal gruppo del PD per costituire al Senato la componente politica Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – Open Sinistra (quattro giorni prima denominata semplicemente Open Sinistra FVG, una formazione presentatasi nel 2023 alle elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia).
Ma è il sen. Guidi, eletto come capolista di Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale dell’Umbria, ad essere il vero protagonista di questo “mercato”. Già ad inizio legislatura, con i suoi colleghi di partito Salvitti e Petrella, aveva aderito al gruppo Noi Moderati (ora Civici d’Italia) che, senza di loro, non avrebbe potuto raggiungere il minimo di sei senatori previsto dal regolamento del Senato per costituirsi. Ebbene, lo scorso 21 ottobre passa dal gruppo Civici d’Italia alla citata componente politica Avanti PSI – Progetto Civico Italia dove però non resta nemmeno 24 ore. Lo stesso giorno, infatti, cessa di farne parte e passa alla componente politica da lui costituita Civici Marche, che nel 2025 si era presentata nelle elezioni regionali per sostenere il candidato presidente del centrodestra Acquaroli, ottenendo un eletto. Componente politica che il 23 ottobre improvvisamente assume la denominazione Italia Domani – Marco Rizzo, cioè di una forza politica che non ha nemmeno un eletto.
Il che merita una precisazione, ad ulteriore dimostrazione della concreta elusione che le norme regolamentari del Senato sulla costituzione dei gruppi polititi stanno subendo.
Il lettore più attento avrà notato che i passaggi alle neoistituite componenti politiche non sono avvenuti direttamente ma attraverso la componente politica di AVS. Il motivo sta nel fatto che, come ai più noto, i senatori che, lasciando il proprio gruppo, non aderiscono ad un altro o ad una componente politica non possono più direttamente iscriversi al gruppo misto, altrimenti vengono “degradati” a senatori non iscritti ad alcun gruppo. Ecco allora trovato lo stratagemma: passare – come al Monopoli dal Via! – da una componente politica di “servizio” già costituita – in questo caso quella giustappunto di AVS – da cui poi trasferirsi alla componente politica del misto da costituire.
Per di più, anche la stessa regola per cui tale componente politica debba corrispondere ad una forza politica presentatasi dinanzi agli elettori ottenendo eletti viene derogata: basta infatti costituire una componente politica che corrisponda a questo requisito (Civici Marche) e poi cambiarne la denominazione in una forza politica che di eletti non ne ha mai ottenuti, come Italia Domani di Marco Rizzo.
Insomma, come al solito nel nostro Paese, fatta la legge trovato l’inganno. Evviva il divieto di mandato imperativo!
Scopri di più da laCostituzione.info
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.