Il ritorno dello Stato e l’importanza del Presidente

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di Roberto Bin

Ma lo Stato non era in declino? Non doveva perdere il suo ruolo centrale nella vita delle persone? Non era in corso un processo di sostituzione dello Stato moderno con i mercati, la rete, le organizzazioni internazionali? Le nostre vite non erano in procinto di vedersi organizzate dalle leggi dell’economia piuttosto che da quelle volute dalla vecchia politica e dalle consunte istituzioni costituzionali?Potrei continuare a lungo con le grandi trasformazioni in corso esaltate o paventare dalla letteratura dell’ultimo ventennio. E che dire degli economisti, quelli di scuola liberale e monetarista, sempre attenti a denunciare l’intervento pubblico come la causa della perturbazione del naturale equilibrio di un mercato concorrenziale; e severi nel condannare qualsiasi deviazione dal Grande Credo della stabilità dei prezzi e del controllo dell’inflazione, con i conseguenti parametri che hanno dominato l’Europa e le nostre vite dal 1992 (Trattato di Maastricht, invenzione dell’euro e istituzione della BCE) in poi. Dove sono oggi? Perché non reagiscono all’incredibile ritorno dell’intervento pubblico, massiccio persino negli Stati Uniti di Trump, dove Keynes era proibito, assieme all’evoluzionismo di Darwin del resto, nell’insegnamento scolastico e universitario?

È bastato un piccolo, invisibile virus a farci capire che il Re è nudo; che i mercati sono una finzione convenzionale, che vivono di una vita artificiale e un po’ pazza, che non ha alcun interesse per il nostro benessere, salvo che non sia commercialmente interessante. E ha riesumato i vecchi, logori Stati, anche nei paesi più imbevuto di “mercatismo”. Gli Stati si sono improvvisamente liberati dai lacci che ne paralizzavano da decenni l’azione, e hanno ripreso a occuparsi di noi, della nostra salute, della nostra vita, della nostra sopravvivenza. Tutto è saltato, parametri di contenimento della spesa pubblica e di indebitamento, ragionamenti attorno alla crescita, intesa come aumento del PIL, e astensione maniacale da ogni intervento che potesse turbare la concorrenza e la libera iniziativa economica. Almeno per questo, in quest’epoca di obbligo di starsene a casa e di respirare tramite mascherina. assieme all’aria un po’ meno inquinata respiriamo un po’ più liberi da assurdi vincoli che stringono noi per liberare i mercati, impoveriscono la nostra vita per arricchire, come mai nella storia, chi i mercati sa navigare. 

Lo Stato è tornato e l’Unione europea dovrà rendersene conto. In quanto entità sovranazionale essa è fatta moltissimo per superare l’azione limitata dai confini eretti dalla storia degli Stati e liberare le nostre vite da limiti e controlli. Per questo tutti l’abbiamo amata e vi abbiamo riposto le nostre speranze. Ma essa è governata dai governi degli Stati, e molti di questi persistono a credere all’Europa dei parametri e dell’economia monetarista. La battaglia è in corso ed è decisiva: in ballo è la sopravvivenza della stessa Unione.

Ancora una volta il Presidente Mattarella si è fatto interprete del momento storico che stiamo vivendo. Il suo monito all’Europa, che ringrazia per la solidarietà manifestata a parole, è perfetto: “Sono indispensabili ulteriori iniziative comuni, superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente. Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è soltanto richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse”. È tornato lo Stato, ha scoperto di avere un governo che non fugge davanti alle responsabilità e un Presidente che dobbiamo tutti ringraziare.

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