Il Mes a tasso negativo e la speculazione patriottica

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di Piero Cecchinato

In settimana il direttore finanziario dell’ESM (il Meccanismo europeo di stabilità), l’olandese Kalin Anev Janse, ha illustrato come funzionerebbe la nuova linea di credito destinata alla copertura dei costi sanitari diretti e indiretti causati da Covid-19 (Pandemic crisis support credit line).

Sui prestiti da rimborsare in sette anni, il tasso di interesse effettivo, al netto di tutte le componenti di costo, sarebbe addirittura negativo (cioè, comporterebbe un guadagno, anziché un costo, per il sottoscrittore).

Non si tratta certo di una sorpresa. Era infatti chiaro fin dall’inizio che, attraverso il filtro di un’istituzione partecipata dai 19 Paesi membri dell’euro area, quale è il Meccanismo europeo di stabilità, gli Stati con i più bassi rating di solvibilità avrebbero potuto finanziarsi a tassi migliori di quelli scontati sul mercato.

Era cioè già chiaro che un Paese come l’Italia, il cui rating medio oggi (BBB per S&P, Baa3 per Moody’s e BBB- per Fitch) impone di raccogliere fondi a tassi superiori a quelli dei Paesi più virtuosi, avrebbe beneficiato di una condivisione del debito, ancorché indiretta, attraverso il filtro di un’istituzione come il Mes.

I fondi da mettere a disposizione degli Stati verrebbero infatti raccolti direttamente dal Mes sul mercato, scontando tassi che, grazie al rating AAA/Aa1 di cui gode questa istituzione, oscillerebbero fra -0.21% (per bond di finanziamento a 7 anni) e -0.05% (per bond a dieci anni). In ogni caso, in terreno negativo e, quindi, guadagnandoci.

Tassi che l’Italia oggi si sognerebbe.

E’ questo elevato grado di solvibilità dell’ente (che sintetizza la solvibilità di tutti i Paesi dell’area euro messi assieme) che consentirebbe poi di riflettere i bassi costi di raccolta sui prestiti da erogare ai Paesi membri. E’ solo tramite il Mes, insomma, che su un prestito da rimborsare in sette anni l’Italia potrebbe scontare anch’essa un tasso negativo (-0,07%), ottenendo così un guadagno netto (nel senso che riceverebbe più di ciò che dovrebbe restituire).   

tabella 1 – MES

Anche sul prestito da rimborsare in 10 anni l’Italia sconterebbe comunque un tasso inferiore (0,08%) di quello che sconta sul mercato.

Nella tabella che segue (estratta dal report uscito in settimana sul sito dell’Esm) il tasso che praticherebbe il Mes su un bond a 7 anni (-0,07% appunto) suddivide i Paesi dell’euro area in due gruppi: quelli che ci guadagnerebbero, collocati alla sinistra, e quelli che di perderebbero, collocati sulla destra.

Tabella 2: chi ci guadagna di più?

Come si vede, l’Italia è il terzo Paese che ci guadagnerebbe di più. Piaccia o meno, questa tabella è una rappresentazione di solidarietà. L’ultimo Btp decennale, collocato in asta il 3 giugno per 14 miliardi con una cedola lorda dell’1,65%, ha assestato il suo rendimento finale all’1,707%. Un collocamento che ha fatto cantare vittoria a molti che ci hanno visto un segno di ritrovata fiducia per il nostro Paese.

In realtà, in tempo di crollo di rendimenti, la sottoscrizione ha più il sapore di una manovra speculativa, resa oggi un po’ meno rischiosa dalla copertura che sta assicurando la Bce con il Pandemic emergency purchase programme.

Se quei 14 miliardi raccolti dall’Italia sul mercato al tasso dell’1,707% fossero stati richiesti al Mes, su base annua l’Italia avrebbe scontato un tasso dell’ 0,08%, risparmiando l’1,627%. In soldoni, un minor tasso dell’1,627% su base annua per dieci anni, con ammortamento del capitale di 14 miliardi a quota costante, si sarebbe tradotto in un risparmio di oltre 1 miliardo e 200 milioni di euro.

Riguardata dal lato dei contribuenti (che, di regola, finanziano il ripianamento del debito attraverso nuove tasse o una riduzione della spesa pubblica) non dovrebbe esserci discussione.

Riguardata dal lato della politica, naturalmente, è un’altra cosa.

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