Commissione UE, il green pass e i giornalacci

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di Roberto Bin

L’onorevole Berlato (Fratelli d’Italia) ha ben pensato che i (quasi) 9.000 euro che il Parlamento europeo gli somministra mensilmente non vadano impiegati per seguire le vicende delle istituzioni europee, ma per denunciare le orribili cose che accadono in Italia. Così ha rivolto alla Commissione una serie di interrogazioni a risposta scritta (l’ultima è del 17 settembre 2021) per denunciare l’uso che in Italia si fa del green pass. In particolare, nell’interrogazione del 28 luglio lamenta la violazione del “considerando 36 del regolamento (UE) 2021/953 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2021” che vieta la discriminazione diretta o indiretta circa le persone che non sono vaccinate (sull’interpretazione di questo atto UE si possono leggere gli articoli di Gigliotti e Bin e i relativi commenti pubblicati in questo sito).

Il 22 ottobre è arrivata la risposta della Commissione. La quale spiega che il regolamento UE “mira ad agevolare il diritto alla libera circolazione all’interno dell’UE”, istituendo un quadro normativo che afferma chiaramente che la vaccinazione non costituisce una condizione preliminare per l’esercizio del diritto alla libera circolazione”. Ma questo quadro normativo riguarda la circolazione tra uno Stato e l’altro, non la circolazione all’interno degli Stati: “L’uso nazionale dei certificati COVID-19 per scopi diversi dall’agevolazione della libera circolazione all’interno dell’UE non rientra nell’ambito di applicazione di tale regolamento. Gli Stati membri possono effettivamente utilizzare il certificato COVID digitale dell’UE a fini nazionali, ma sono tenuti a prevedere una base giuridica nel diritto nazionale che rispetti, tra l’altro, i requisiti in materia di protezione dei dati”. Se non bastasse a chiarire quale sia l’ambito di applicazione del regolamento, la risposta della Commissione continua così: “Nel caso in cui uno Stato membro istituisca un sistema nazionale di certificati COVID-19 a fini interni, esso dovrebbe garantire che anche il certificato COVID digitale dell’UE sia accettato in tale contesto. In questo modo, i viaggiatori che si recano in un altro Stato membro non devono ricevere un certificato nazionale supplementare per la COVID-19 per avere accesso, ad esempio, a bar o ristoranti“. Anche la “determinazione dei prezzi dei test rientrano nell’ambito di competenza degli Stati membri”. 

C’è altro da dire? No, ma ci sono giornalacci che informano male il loro pubblico e parlano della Commissione “che dà ragione a Berlato”: «Berlato: “il Green Pass è discriminatorio”. E l’UE gli dà (parzialmente) ragione», intitola il prestigioso strettoweb.com (che però almeno pubblica per intero la risposta della Commissione); «Berlato ottiene dall’UE il rispetto della legge: “Non va discriminato chi non si vaccina”» intitola il non meno prestigioso roma.it che fa seguire un’intervista a Berlato che non perde l’occasione di far da eco al solito sciocchezzario no-wax; «L’Europa dà ragione all’onorevole Berlato» è il titolo sintetico dell’insospettabile lavocedelpatriota.it, titolo ripreso da ViPiù – vera informazione (sì, si intitola proprio così la testata!); «Berlato. Il Green pass italiano non rispetta i dettami della normativa europea» ci informa l’internazionale The Italian Tribune; «Il Green Pass “è discriminatorio”, Berlato: “la Commissione europea lo ha confermato, si cancelli immediatamente questo odioso strumento di ricatto”», è la felice sintesi di Meteoweb.

Per difendere la libertà di informazione è giusto immolarsi. Ma questa robaccia cosa c’entra con l’informazione? Si sa che la competenza degli italiani nella lettura è drammaticamente scarsa e difficilmente si va oltre al titolo: e c’è chi se ne approfitta. 

 

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7 commenti su “Commissione UE, il green pass e i giornalacci

  1. Senza offesa ma: un errore nel titolo, un errore da 1^ elementare nel testo, altri errori di logica e semantica, certificato digitale mancante (questo si, obbligatorio e sanzionabile), non sono indice di attendibilità, eppure si parla di “ei giornalacci”. Un po’ di dignità, su.

  2. Boh, a me la frase “L’uso nazionale dei certificati COVID-19 per scopi diversi dall’agevolazione della libera circolazione all’interno dell’UE non rientra nell’ambito di applicazione di tale regolamento” appare notevole, vuol dire che il “green pass” all’italiana viene applicato al di fuori di ciò che intendevano i legislatori europei.
    Anche la successiva “Gli Stati membri possono effettivamente utilizzare il certificato COVID digitale dell’UE a fini nazionali, ma sono tenuti a prevedere una base giuridica…” tende a indicare che la normativa europea non può essere usata come una foglia di fico per coprire l’oscenità di un assieme di decreti che insulta la nostra Costituzione.
    Se poi notiamo il cenno alla privacy e il modo in cui è stato risolto in Italia (nascondendo norme che riducono la privacy in un decreto che parlava d’altro) il quadro di legalità del green pass all’italiana ne appare alquanto sminuito.

  3. Non è poi difficile trovare l’oscenità nella normativa italiana per il “green pass”, basta confrontare l’assieme con l’Art. 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” per vedere che la normativa citata tende a configurare una “costituzione materiale” (ref. Mortati) basata sul vaccino. La sovranità in questa innovativa forma di Stato non appartiene certo al popolo, anzi sembra in qualche modo assegnata alle aziende farmaceutiche.
    E non è che proseguendo con gli articoli successivi vada molto meglio, “i diritti inviolabili dell’uomo” non esistono più, “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” diventa “tutti i cittadini vaccinati sono differenti dai non vaccinati”, “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro” diventa “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al vaccino”, e così via.
    Effettivamente “insulto” potrebbe essere inadeguato per questi stravolgimenti, ma le parole che mi vengono in mente scivolano nel turpiloquio. Mi scuso se non trovo parole adeguate.

  4. Questo articolo e’ scritto da un perfetto incompetente o, in seconda analisi, da uno dei tanti che si prestano alla diffusione di tesi infondate, illogiche e incostituzionali. Prima di tutto, mi perdoni la severita’ di giudizio, scrivere che “questo quadro normativo riguarda la circolazione tra uno Stato e l’altro, non la circolazione all’interno degli Stati” è un’idiozia enorme. E’ chiaro che la libera circolazione tra diversi Stati dell’UE prevede ovviamente un altrettanto libera circolazione anche all’interno del proprio Stato, in caso contrario il diritto di circolare liberamente potrebbe essere di fatto non fruibile. E per una persona con un minimo di competenza questa precisazione avrebbe dovuto essere superflua vista la sua l’ovvietà. Gia’ questo basterebbe a delineare il profilo di chi scrive l’articolo, decisamente incompetente e sprovveduto in materia. A cio’ si aggiunge il palese ed evidente aspetto discriminatorio del Green Pass nei confronti dei non vaccinati, caratteristica che sarebbe rilevabile anche da un bambino di quinta elementare con intelligenza media. L’unico che non rileva questa cosa e’ l’autore, che invece focalizza il suo autorevole – non mi fraintenda, per carità, il termine “autorevole” e’ assolutamente ironico – commento su altri aspetti assolutamente meno rilevanti, senza mai affrontare di petto l’oggetto centrale dell’interrogazione. A proposito, NO-VAX si scrive con la V, non con la W. WAX in inglese significa “cera”, e direi che anche in lingue straniere siamo messi maluccio. Dato che a questa serie di idiozie mancava la ciliegina finale, l’autore si lancia in giudizi avventati e improvvidi (giornalacci, sciocchezzario, robaccia, competenza scarsa degli italiani nella lettura), addirittura autoincensandosi (e’ giusto immolarsi) e autoproclamandosi detentore dell’unica verita’, fideistica e dogmatica. Caro signor Roberto Bin, il divieto del dissenso non e’ accettabile in uno Stato che si definisce ancora “Democrazia”, quindi invece di dare lezioni di diritto, di giustizia e di verita’, per le quali ha dimostrato di non avere nessuna facolta’ e nessuna preparazione, si faccia almeno un esame di coscienza e, nel caso fosse dotato di un minimo buon gusto, si vergogni anche un po’.
    Distinti saluti

    Armando

    • Pubblico questo commento, chiaramente offensivo nei miei confronti, solo perché è bene che i non molti lettori di questo giornale conoscano che cosa si è costretti a sopportare in un Paese in cui lo scontro sociale promosso da frange per fortuna molto limitate ha ormai superato il limite della decenza. Al signor Armando non ho altro da rispondere, se non scusarmi del grave errore di aver scritto – per una volta – Wax anziché Vax.

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