Frodi sull’Iva e il caso Taricco: la Corte di Giustizia fa marcia indietro

di Pietro Faraguna

La Corte di giustizia ha deciso oggi (5 dicembre 2017) una questione assai dibattuta e di una certa importanza, se non altro per via del giudice che l’aveva introdotta alla Corte di giustizia, ovvero la Corte costituzionale italiana. Non è infatti per nulla comune che una Corte costituzionale bussi alla porta della Corte di giustizia: la Corte costituzionale l’ha fatto soltanto tre volte, e i colleghi delle supreme giurisdizioni costituzionali di altri Stati membri non fanno ricorso assai più spesso a questo canale.

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I paradossi della vicenda Taricco

La sovranità limitata in favore dell’UE e ‘controlimitata’ in favore della Costituzione

di Andrea Guazzarotti*

La nostra Corte costituzionale (ord. n. 24/2017) ha chiesto alla Corte di giustizia UE di tornare sui suoi passi e spiegare se, nella decisione sul caso Taricco, essa abbia davvero imposto ai giudici italiani la disapplicazione delle norme penali di favore in materia di frodi sull’IVA per effetto dei vincoli derivanti da una disposizione del Trattato (art. 325 TFUE), o non abbia, piuttosto, inteso lasciare ai giudici nazionali la valutazione circa il grado di ‘tollerabilità costituzionale’ che l’applicazione diretta di quella disposizione europea comporta.

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