di Francesco Niola
Nel dibattito sulla revisione costituzionale della magistratura, quasi tutto ruota attorno alla separazione delle carriere, al sorteggio, alla duplicazione dei Consigli superiori, alla sottrazione della funzione disciplinare. Sono temi decisivi. Ma ve n’è uno meno appariscente, e forse per questo più insidioso, che la discussione pubblica lascia sullo sfondo: il nesso tra il nuovo assetto dell’autogoverno e l’ingresso di infrastrutture algoritmiche nell’attività giudiziaria.