Non è Riina, quindi non fa notizia

di Roberto Bin

(su Cassazione, sez. I penale, sent. 32405/2017)

Vi ricordate la polemica sulla sentenza della Cassazione che aveva richiesto alla giudice di sorveglianza di Bologna di meglio valutare e argomentare il provvedimento con cui aveva rigettato la richiesta di Riina di interrompere la detenzione in carcere in regime di 41 bis per terminare dignitosamente la sua vita?

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Alla faccia del dialogo…
la Consulta, i giudici, la Corte di Strasburgo, oggi

di Davide Galliani

La Corte di Strasburgo è in crisi esistenziale (così il giudice Pinto nel § 35 della dissenting in Hutchinson v. Regno Unito, G.C., 17 gennaio 2017). In effetti, da una parte, si “alza” fino a dichiarare contrarie alla Convenzione talune disposizioni contenute nelle Costituzioni degli Stati, ma, dall’altra parte, si “abbassa” a essere corte del caso concreto, del fatto, sostituendosi alla valutazione dei giudici di merito statali.

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Un bimbo felice, con due mamme:
lo dice la Cassazione

Si segnala la recentissima sentenza 14878 del 15 giugno 2017, in cui la prima sezione della Cassazione cassa una decisione della Corte di appello di Venezia che aveva ritenuto corretto rigettare la domanda di due donne, sposatesi nel Regno Unito, di rettificare lo stato civile del bambino, figlio biologico di una delle due ma nato in un “comune progetto procreativo” della coppia.

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Vitalizi e pensioni: due species, un solo genus?


di Giampiero Buonomo*

Quello del politico è un lavoro? A leggere la proposta di legge Richetti (Atto Camera n. 3225-A), parrebbe di sì. Il suo articolo 2, infatti, sposa per gli ex parlamentari la tesi del “trattamento previdenziale differito”, secondo l’indirizzo già segnato dalla delibera Schifani/Fini del 2012.

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CASSAZIONE
Il reo Riina
e l’inutile clamore

La Cassazione è chiara (il che forse non è frequentissimo) e prima di commentare il “caso” converrebbe leggere la sentenza. La Cassazione non ha detto nulla su Riina (al contrario dei titoli di molti quotidiani usi alle fake news), ma ha censurato il provvedimento del giudice di sorveglianza che ha respinto la richiesta di Riina per difetto di motivazione.

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Insultare l’Italia è reato
o libera manifestazione del pensiero?

di Valentina Pupo *

Un recente caso di cronaca giudiziaria riporta alla ribalta la questione della compatibilità con l’attuale assetto costituzionale di talune fattispecie di vilipendio politico, contro la Repubblica, la nazione italiana e le istituzioni dello Stato, in particolare per il loro asserito contrasto con l’art. 21 della Costituzione, che, com’è noto, prevede il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero.

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Il pugnale dei Sikh e il grande equivoco
dei “valori occidentali”

di Alessandro Morelli

La decisione con cui la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha affermato il principio per cui nessun credo religioso può legittimare il porto in luogo pubblico di armi o di oggetti atti a offendere (sent. n. 24084/2017), rigettando così il ricorso con il quale un indiano aveva impugnato la pronuncia che lo aveva condannato per essere stato fermato con un kirpan (il coltello sacro dei Sikh), portato alla cintura, è condivisibile nel dispositivo. Meno nella motivazione.

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Il problema non è il Kirpan ma la stampa

di Roberto Bin

Nella società della comunicazione la fretta di lanciare le notizie non consente di perdere tempo a controllare i “fatti”. Così per 24 ore siamo stati sommersi da lanci di notizie, commenti a caldo, dibattiti accalorati con il consueto strascico di contumelie, a proposito della sentenza della Cassazione che afferma che il Kirpan, il pugnale rituale indossato dai Sikh, non è compatibile con la legge italiana.

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