di Lara Trucco
Numeri, formule, schede, alchimie e persino “trinità” … siamo davvero destinati a ripiombare in quel “ipercinetismo compulsivo elettorale” approdato ora addirittura a Strasburgo?
di Lara Trucco
Numeri, formule, schede, alchimie e persino “trinità” … siamo davvero destinati a ripiombare in quel “ipercinetismo compulsivo elettorale” approdato ora addirittura a Strasburgo?
di Salvatore Curreri
1. Uno dei problemi, anche qui sollevato, suscitati dalla proposta di riforma costituzionale sul c.d. premierato riguarda il voto degli italiani all’estero. Problema innanzi tutto rilevante sotto il profilo politico giacché, per quanto gli italiani all’estero che votano siano di solito pochi in termini sia assoluti (1,25 milioni nelle ultime politiche), sia percentuali rispetto agli aventi diritto (appena il 26,36% dei 4,7 milioni di elettori della circoscrizione Estero), il loro voto potrebbe comunque rivelarsi decisivo ai fini dell’esito del voto. Un epilogo giudicato intollerabile, specie da quanti, in modo più o meno esplicito, non hanno mai smesso di esprimere le loro riserve circa l’opportunità delle riforme costituzionali d’inizio secolo che hanno consentito a costoro di votare senza tornare in Patria.
di Glauco Nori
Tra scadenze previste e fatti nuovi può riuscire utile tentare di mettere un minimo di ordine su alcune questioni non per arrivare a soluzioni, ma solo per cercare di ridurre incongruità e contraddizioni.
In un Topolino di qualche decennio fa, di fronte ai suoi campi allagati da un’improvvisa alluvione, Zio Paperone piangeva con un occhio solo: finché non si sarebbe celebrato il raccolto, i mezzadri non sarebbero stati pagati e le sue monete d’oro non avrebbero lasciato il Deposito.
Per prescrizione della Costituzione, il fatto che segna la nascita dell’indirizzo politico di maggioranza (nella definizione che ne dà Barile) è il voto di fiducia al nuovo governo.
di Alessandro Morelli e Fiammetta Salmoni
Qualche tempo fa, mossi dall’esasperazione che ha suscitato in noi il perdurante immobilismo nel campo delle riforme istituzionali, abbiamo deciso di provare a scrivere, insieme a colleghe e colleghi animati dal nostro stesso senso di frustrazione, una proposta di legge in materia elettorale.
«La mia lunga esperienza di membro del Parlamento ha consolidato le mie convinzioni sulla insostituibile centralità della funzione parlamentare nello sviluppo di una società nazionale e nella capacità di trasmettere una dimensione di partecipazione democratica negli organismi multilaterali in cui sempre più la comunità internazionale è destinata a organizzarsi».
Archiviata (forse troppo frettolosamente) l’infatuazione per una legge elettorale proporzionale con alta soglia di sbarramento, sul modello tedesco, il pendolo del sempiterno dibattito sul futuro sistema elettorale, nel suo periodico oscillare tra soluzioni diverse, sembra ora propendere per un proporzionale a doppio turno, con premio di maggioranza, che però, se non adeguatamente corretto, rischia di ricadere in vizi d’incostituzionalità già censurati in passato.
Ormai da molti anni, una maggiore stabilità ed efficienza del governo è ritenuta necessaria, anche per dare maggiore rilievo alle iniziative italiane in ambito europeo. Ancor di più, si giudica di fondamentale importanza dare risposta al bisogno di legittimazione democratica, per sottrarre l’elettore alla condizione di inferiorità in cui viene mantenuto (Leopoldo Elia).
In occasione del recente referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari è nuovamente tornato in discussione un tema fortemente dibattuto ad ogni tornata elettorale. Si tratta dell’annosa questione del voto (o, recte, del mancato voto) di molti cittadini residenti in un determinato comune che si trovano, per i più vari motivi di studio o lavoro, domiciliati in altro comune italiano.
Tutto è pronto per il grande sabba elettorale della Lega in Veneto, regione che rimane una roccaforte non espugnabile per gli avversarsi del governatore Luca Zaia.
Sostiene Sabino Cassese (cfr. I rischi che si corrono a giocare con le leggi, in Corriere della sera dell’11 gennaio 2020), che il referendum elettorale per l’introduzione dei collegi uninominali sarebbe inammissibile, perché il “furbo architetto” della proposta avrebbe confezionato un quesito mediante un collage di norme, pensate per fini diversi e, quindi, prese a caso, facendo come “Tarzan che, per muoversi velocemente nella giungla, andava con liane da un albero all’altro”.
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