Legge elettorale: a proposito dell’articolo di Antonio Ruggeri

di Carlo Fusaro

Ho letto l’articolo scritto per lacostituzione.info da Antonio Ruggeri quando sembrava che il progetto Fiano, apparentemente concordato fra le principali forze politiche, fosse destinato a certa approvazione, e vorrei proporre  alcuni commenti. Premetto che sono un convinto maggioritario da almeno 30 anni; non solo ho partecipato tutte le campagne di Barbera-Segni (e poi Guzzetta e Morrone) del 1990-1993, 1995, 1997, 2001, 2007, 2012, ma fui presente fisicamente in Cassazione fra i promotori già nel 1990 e 1991.

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Turchia: un “democratico” addio alla democrazia?
Nel dettaglio le modifiche costituzionali

di Alessandro Morelli * e Entela Cukani **

Può una democrazia “suicidarsi” in modo democratico? Abbandonare per sempre i propri principi e istituti, attraverso gli stessi strumenti della tradizione democratica (votazioni, referendum ecc.)? Ovviamente è possibile. Il popolo non è infallibile e per dimostrarlo non è necessario scomodare la “democratica” Atene del V sec. a.C., che condannò a morte Socrate, o la folla chiamata in causa da Ponzio Pilato per decidere chi liberare tra Gesù e Barabba.

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La Corte ha spiegato, nulla è cambiato

di Roberto Bin

L’ipocrita attesa della motivazione della Corte costituzionale nella decisione sulla legge elettorale ora è finita. Nella sent. 35/2017, la Corte ha spiegato le sue ragioni, ma chi si attendeva “direttive” su come procedere per tracciare la nuova legge elettorale è rimasto deluso.

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Fare dell’inutile il necessario:
la strana logica del presidente Zaia

di Roberto Bin
La stampa veneta (vedi Il Mattino di Padova o Il Corriere del Veneto) ha dato grande risalto al dibattito svolto all’Università di Padova tra il presidente del Veneto Luca Zaia e il ministro Enrico Costa. Al centro la questione del referendum deciso dalla regione, di cui già qui si è scritto. Merita riassumere i fatti.

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Gli effetti distorsivi del premio di maggioranza
sul processo di revisione costituzionale

di Francesco Monceri *

L’esperienza recente consente di mettere in luce una problematica inedita che attiene alla fase sub-procedimentale che si può eventualmente innescare a seguito del mancato raggiungimento della maggioranza parlamentare dei 2/3 richiesta dall’art.138 della Costituzione per l’immediata entrata in vigore delle riforme costituzionali.

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Bocciato il referendum sull’articolo 18

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Il referendum sull’art. 18 non si farà: la Corte Costituzionale, nella sua nota ufficiale, ha dichiarato inammissibile il quesito. Il referendum della Cgil puntava ad abrogare le modifiche del Jobs Act allo Statuto dei lavoratori. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore.

Leggi anche di Alberto Mattei: “Referendum Cgil: il quesito sull’art.18 e la soglia (scivolosa) dei 5 dipendenti”;

di Paolo Francesco Rossi: “Il referendum Cgil e la natura fiscale della legge sul Jobs Act”;

di Roberto Bin: “I quesiti dei referendum e il giudizio di ammissibilità della Corte”

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Il referendum Cgil e la natura fiscale
della legge sul Jobs Act

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di Paolo Francesco Rossi *

La Legge 10.12.2014 n. 183, è  una legge di riforma del diritto del lavoro e del sistema previdenziale, promossa ed effettuata dal Governo Renzi attraverso diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 e il 2015. Com’è noto, il termine Jobs Act deriva dall’acronimo di «Jumpstart Our Business Startups Act» (promulgato da Obama nel corso del 2012, e volto ad incentivare ed incoraggiare lo sviluppo delle piccole imprese).

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I quesiti dei referendum
e il giudizio di ammissibilità della Corte

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di Roberto Bin
L’11 gennaio 2017 la Corte costituzionale sarà impegnata, come quasi ogni anno di questi tempi, a valutare l’ammissibilità dei quesiti referendari. Infatti la legge cost. 1/1953 ha affidato alla Corte questo ingrato compito, e l’art. 33 della legge 352/1970, che disciplina i referendum, impone alla Corte di fissare entro il 20 gennaio la Camera di consiglio per discutere e poi di pubblicare la sentenza entro il 10 febbraio.

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Il possibile effetto ‘retroattivo’
del voto referendario

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di Matteo Cosulich

La nota distinzione tra quesito esplicito (posto all’elettore sulla scheda) e quesito implicito (la domanda cui l’elettore reputa di rispondere, anche sulla base delle suggestioni emerse nella campagna referendaria), tipica del referendum abrogativo, è probabilmente riscontrabile anche nel referendum costituzionale.

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