La sentenza del caso climatico “Giudizio Universale” è nulla

di Alfio Giaccardi

Molto si sta discutendo intorno alla sentenza del Tribunale civile di Roma sul caso climatico “Giudizio Universale”, soprattutto dopo le successive decisioni della Corte di Strasburgo, in materia sempre climatica. Un profilo determinante, tuttavia, sembra ancora non essere emerso. Forse, si spiega con la mancata lettura delle corpose, articolate e dettagliatamente documentate difese degli avvocati della causa.

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di Alfio Giaccardi

Molto si sta discutendo intorno alla sentenza del Tribunale civile di Roma sul caso climatico “Giudizio Universale”, soprattutto dopo le successive decisioni della Corte di Strasburgo, in materia sempre climatica. Un profilo determinante, tuttavia, sembra ancora non essere emerso. Forse, si spiega con la mancata lettura delle corpose, articolate e dettagliatamente documentate difese degli avvocati della causa.

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Questo velo invece resiste

di Roberto Bin

Lo stesso giorno della sentenza Achbita, qui commentata, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha dovuto occuparsi una seconda volta del velo islamico e della discriminazione che ne può derivare sul posto di lavoro. Nella sent. Bougnaoui (C-188/15) la Corte affronta il caso di una donna islamica licenziata perché si rifiutava di togliere il velo islamico quando svolgeva la propria attività lavorativa presso clienti dell’impresa di cui era dipendente.

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Perché la Corte non avrebbe dovuto
giudicare nel merito l’Italicum

di Fabio Ferrari

In questo giornale, si è più volte tentato di spiegare per quale ragione la Corte costituzionale non avrebbe dovuto giudicare nel merito l’Italicum (Bin 1,2,3, Morelli, Ferrari 1,2): l’accesso al giudice costituzionale, difatti, è consentito solo per tramite di un processo reale.

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Rappresentanza versus Governabilità
nella sentenza della Corte sull’Italicum

di Alberto Azzena e Francesco Monceri

Nella recente sentenza sulla legge elettorale la Corte costituzionale si è addentrata in una questione di pressoché impossibile soluzione, una sorta di quadratura del cerchio, che l’ ha condotta a una vistosa contraddizione che forse poteva esser resa meno vistosa.

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Perché si interpreta il diritto
e si motivano le sentenze

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di Fabio Ferrari

Per  i non addetti ai lavori è difficile accettare che il diritto si interpreti: guardando alle regole come sinonimo di “certezza”, la loro interpretazione è vista come un espediente, perlopiù sleale: con esso, avvocati di dubbia rettitudine tentano di garantire l’impunità al proprio cliente, così da ottenere un’ambita e copiosa parcella.

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