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Il “contratto di governo”: le procedure vengono prima dei contenuti

di Roberto Bin
Se davvero, come mi ero augurato (vedi da ultimo l’articolo del 23 aprile), si apre uno spiraglio per la stesura di un “contratto di governo” tra M5S e il PD, mi sembra necessario partire anzitutto da alcune regole di procedura, prima ancora di iniziare a delineare i punti programmatici attorno ai quali stendere il contratto.

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Elezioni, coalizioni, interpretazioni: la Sibilla molisana

di Alessandro Lauro

Il 22 aprile 2018 sarà una giornata probabilmente storica per il Molise. La piccola regione meridionale ha infatti ottenuto un’inedita visibilità nazionale, nel giorno in cui i suoi cittadini erano chiamati a votare per eleggere il Presidente e il Consiglio regionale.

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Di Maio ha ragione: il “contratto di governo” è la via giusta

di Roberto Bin

In precedenti contributi in questo giornale (del 5 e del 7 marzo) avevo ipotizzato che l’unica seria via d’uscita dalla crisi sarebbe stato un accordo di governo tra M5S e il PD, sottolineando due volte la differenza fondamentale tra un’alleanza e un accordo: la prima rappresenta un patto su un programma politico ampio e stabile, con cui ci si presenta agli elettori, il secondo un contratto in cui i contraenti convergono su questioni di comune interesse.

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Il diavolo, le pentole e i coperchi: effetti imprevisti ed effetti perversi dell’ultima riforma elettorale

di Antonio Floridia*

Sappiamo oramai tutto del “Rosatellum”, e sappiamo anche i risultati che sono emersi dalle urne del 4 marzo. Può essere tuttavia utile ritornare, post factum, sui meccanismi della legge elettorale, assumendo un punto di vista peculiare: si sono prodotti gli effetti previsti dai legislatori, o sono scaturiti effetti inattesi o finanche perversi?

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Alleanza e accordo politico, due cose ben diverse. Il Pd può fare lo schizzinoso?

di Roberto Bin

L’ipotesi di un accordo politico tra PD e M5S, che a me sembra auspicabile, è una prospettiva da tenere ben distinta dall’ipotesi di un’alleanza politica. Un’alleanza l’ha stretta il PD con Lorenzin e Casini, nonché Bonino, per presentarsi alle elezioni con un unico programma.

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Da dove viene l’allarme rosso per le Regioni rosse

di Antonio Ramenghi

La Regione in Italia dove il Pd ha perso la percentuale più alta rispetto alle politiche del 2013 è, in assoluto, l’Emilia-Romagna: -10,6% (ha preso il 26,4% contro il 37%), facendo peggio addirittura della Sardegna dove il Pd il 4 marzo ha perso, rispetto al 2013, il 10,4% (ha preso il 14,8% contro il 25,2%).

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E adesso, pover’uomo? Forse una via c’è

di Roberto Bin

Consoliamoci, Johannes Pinneberg, il pover’uomo di Hans Fallada, era di fronte ad una situazione ben più drammatica di quella cui ci affacciamo oggi in Italia. Per fortuna questa settimana non c’è asta dei buoni del tesoro (la prossima è il 12 marzo), per qualche giorno ancora non avremmo chiara la reazione dei mercati e non sapremo di quanto salirà il fatidico spread. Forse per allora qualcosa si sarà chiarito?

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La mancata difesa del segretario meno amato dalla sinistra

di Giovanni De Plato

Lo psicoanalista Massimo Recalcati in un lungo articolo su la Repubblica, lunedì 17 luglio, si occupa delle ragioni che fanno covare un “odio” smisurato per il segretario Pd e dei perché della mancata elaborazione del “lutto” che porta la sinistra ad  essere rancorosa. Si direbbe una difesa di parte, troppo appassionata per essere oggettiva e poco credibile per le categorie analitiche utilizzate.

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La rossa Bologna
cambia colore

di Giovanni De Plato

Dopo il voto  delle primarie, l’elezione a segretario di Matteo Renzi e la nomina della nuova segreteria del Pd, si può dire che la federazione di Bologna, la più rossa dell’Occidente, e quella dell’Emilia Romagna, la regione  più di sinistra nel governo locale, stanno cambiato colore e avranno nuovi leader.

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